L'ASPETTO UMANO

21.12.2020

                   STEFANO STRANGES

             QUANDO LO "SCATTO D'AUTORE" DIVENTA "ARTE AL SERVIZIO DELLA SOLIDARIETA'"

What makes my work an emotion, it is not always linked to an important publication. It's not tied to the ephemeral economic aspect. There is stronger enrichments: the magnificent human aspect".@Stefano Stranges

Stefano Stranges, fotografo indipendente Italiano, focalizza il suo lavoro principalmente sul tema reportagistico sociale; numerevoli le collaborazioni con organizzazioni umanitarie e riviste del settore,        tra cui Rolling Stone, Il Reportage, Jesus Magazine, Il Manifesto, La Stampa, La Repubblica.

Lo troviamo spesso nei posti più avversi del pianeta a catturare la cruda realtà, dove i migranti profughi conoscono l'inferno, ma non solo...

I suoi reportage, focalizzano l'attenzione sulle ingiustizie sociali, lo "sfruttamento umano e ambientale", l'emergenza climatica ed i drammatici effetti dei cambiamenti nelle civiltà più povere, "vittime della nostra ricchezza".


Lo scopo è la SENSIBILIZZAZIONE, per un pubblico che non ha potuto vivere in prima persona ciò che lui ha potuto vedere. E' importante avere qualcuno che ci metta nelle condizioni di conoscere, di comprendere, di acquisire una consapevolezza che possa far riflettere, che spinga a domandarsi "come posso aiutare"?

Fondamentale è la collaborazione di Stefano con il progetto You're my Friend, perché i suoi scatti raccontano fatti realmente accaduti. Sono testimonianze "dell'ASPETO UMANO" che diventano               ARTE AL SERVIZIO DELLA SOLIDARIETA'. Non a caso, lo scatto donatoci per l'ASTA A SCOPO BENEFICO, per sostenere concretamente le famiglie ed i bambini di Casa de Los Ninos, ritrae una FAMIGLIA (speciale) simbolo di amore, accoglienza, solidarietà, condivisione....

"Loro sono una famiglia afghana all'interno della loro tenda nell'inferno di Moria. Il padre, ingegnere e proprietario terriero, è dovuto fuggire dal suo paese, abbandonando tutto, per proteggere la famiglia. Ci hanno accolto e protetto da un aggressione. La loro tenda è diventata la nostra fortezza per un paio d'ore, tra un tè e biscotti offerti e le loro scuse perché "noi afghani non siamo tutti come quell'uomo". Nel frattempo, si prepara un po'di brace da mettere sotto una base di legno e una coperta per scaldarsi dal freddo della notte."

Ci sono cose che si sentono con il cuore.....Nessun posto è troppo lontano.

Grazie Stefano

https://www.strangesimage.com/